Raindrops Keep Falling On My Head.

Chiudere gli occhi è una fregatura, l’ho sempre detto. Tutto quel buio che mi circonda ed io che cerco di dipingerlo con qualche colore. Il bianco di una risata fragorosa, il rosso di un bacio mancato, il viola di una stretta troppo forte. Mi metto lì e, con un pennello in mano, dipingo quella tela. La posso dipingere ogni volta che voglio. A volte la dipingo persino ad occhi semi-aperti mentre parlo con qualcuno o aspetto alla cassa il mio turno.

E mi ci tuffo, in mezzo a quei colori. Mi ci calo completamente…e quanto mi piace sporcarmici. Sanno di buono, quei colori, sanno di fumo e di Iris, sanno di Argan e di Nocciola. Sanno di te.

Poi però li apro, li apro per davvero, quegli occhi. E allora vedo nuovi colori, più sbiaditi rispetto a come li ricordavo. La risata non c’è più perché le labbra non si schiudono per farle posto, e il mio bacio non ti ha lasciato nessuna impronta, perché non c’è mai stato.

Così prendo quel lembo stropicciato (parente del famigerato velo pietoso) e, cercando di adattarlo il più possibile, copro quella tela. E’ sempre più piccolo quel lembo, credo che fra poco non ne avrò più bisogno, sai. Riuscirò a guardare quella tela senza aver più voglia di infilarci la testa dentro a dare una sbirciatina.

E allora sì che potrò dirti che non hai idea di quanto mi hai fatto male. Ma non hai neanche idea di quanto mi hai fatto bene.

117 anni fa.

Ti capita mai di leggere una parola e farla tua, indossarla sulla tua pelle? Segna le curve nei punti giusti e ti calza a pennello, proprio come quel vestito che tempo fa avevi provato in quel camerino dai fari troppo insolenti per le tue imperfezioni. Ecco, a me è capitato pochi minuti fa. Ho letto quelle poche parole e mi hanno rapita. Ho sentito i graffi rimarginarsi ed i lividi riassorbirsi. Mi sono sentita parte del tutto,  e ho sorriso. Semplice, fugace…un raro sorriso. Di quelli che faccio quando inclino il labbro verso sinistra e sbuffo leggermente con il naso. Allora abbasso lo sguardo e cerco un punto lontano su cui concentrarmi per qualche secondo, perché in fondo mi vergogno un po’ a mostrarmi così. Così come, mi chiedi? Così me stessa, intendo. Chissà se hai mai notato queste cose di me. Come avresti potuto, sono cose che forse mostro solo alla parte di cui mi fido di più…la mia. Quella che non si definisce tosta, perché tosta non lo è. Quella che, per quanto indipendente, si scioglie ai primi venti caldi e leggeri. Ma se per tosta intendiamo colei che fa del suo corpo un campo di battaglia carico di mine emotive….allora, quasi quasi, potrei rientrare nella categoria. Ma, bando alle ciance. Ti lascio al più dolce-amaro tra i medicinali, al più magico tra i rimedi…il linguaggio umano:

Macchia più dell’inchiostro

un cattivo pensiero.

Non c’è acqua che lavi

più del pianto sincero.

R.P.

05 alyssa monks - charade_thumb[1]