Don’t be so hard on yourself. Learn to forgive, learn to let go.

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Io non lo so se questa è la notte giusta per parlarne. Probabilmente no. Mi sento stanca ed inebriata dal vino, le labbra secche ed asciutte e l’odore del fumo impregnato sulla felpa (di un rosa orrendo) in pile regalata da zia. Perché, fammi capire, quando mai ho beccato il momento giusto per parlare di qualcosa? Rimando sempre, o aspetto troppo. Per cui sì, forse il momento giusto è quando decidi che devi poggiare quel culone che ti ritrovi in una sedia  e buttare giù le idee. Non tanto per dirlo agli altri, gli altri chi poi, quanto per tiratele fuori. Per liberarti. Per sentirti di nuovo quella di un tempo.

Quella di un tempo sì, ma con un bagaglio in più. Un bagaglio fatto di fazzoletti usati e capelli spettinati, di unghie sulla carne e di rivoli di mascara. Quel bagaglio, così pesante, che mai penseresti potrebbe farti volare così io alto. Non riuscivo a capire che non dovevo sforzarmi tanto per portarlo con me. Mi rifiutavo di camminare perché pensavo fosse troppo pesante. Pensavo che stare ferma, immobile, con tutto il resto che si muoveva intorno a me, fosse più facile. Poi ho provato a prenderlo in braccio, quel bagaglio. L’ho stretto. Quel masso maledetto nell’esofago. L’ho mandato giù cazzo. Ho ingoiato tutte quelle parole e tutte le immagini che mi rievocavano. Ho ingoiato il tuo odore, la tua schiena, le tue dita. Così in profondità che fatico a ritrovarle ora.

E mi sembra solo un flusso continuo. Un flusso continuo di pensieri e di battute, unilaterali, tutto unilaterale, tutto solo da un solo cazzo di lato. E non mi chiedo perché, e non rinnego più,  e non penso più. E dico cazzo un sacco di volte.

Non leggerei mai queste parole, non saprai mai come mi sono sentita, non saprai mai quanto sono cresciuta. Non saprai mai che sono in un momento della mia vita in cui sento, non di arrivare, ma di partire. Mi sento di arrivare a quel cazzo di punto di partenza, quel 3, 2, 1, GOOOOO. Lo sento ora, e mi fa una paura fottuta, senza rendermi conto di quanta paura mi facesse stare ferma.

Non so dove sei. Con chi. Perché. Non so cosa fai. E non lo voglio sapere.  E’ passato il tempo, così come sei passato tu. E la cosa più straordinaria è che non sento più il bisogno di te. Di nominarti, di pensarti, di immaginarti, non ti sento più.

Sento solo me stessa. E l’odore di un’altra persona, e il sorriso di un’altra ancora. E prendo, avidamente, tutto quello che di buono ho intorno.

E io mi sento fottuttamente bene. E tu non lo sai. E va benissimo così.

So, don’t be so hard on yourself…learn to forgive, learn to let go.