You think you know somebody.

Yeah, I didn’t need your help.

No, it looked like you did. You’re upset that I actually did help. You’re afraid that if I keep on showing up and actually helping, then you’ll like it. And liking it will lead to relying on it. And by relying on it you’ll be less of the you you’ve made yourself into a kick-ass you that you like and I like, too. But you’re afraid that if you learn to rely on me, then one day, when you really need me to show up, I won’t. And then you’ll be angry at yourself for believing in something you’ve only seen in the movies.

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The artist is present.

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New York, MoMo, 2010.

Oggi ho voglia di arte. Mi sento nostalgica e nella mia mente prende subito forma il volto di una grande artista: lunghi capelli neri raccolti in una treccia posata serenamente su una spalla, viso pulito e luminoso che incornicia uno sguardo triste,  corpo completamente avvolto in una tunica rosso acceso, quasi come fosse un baco da seta. Una donna incredibilmente forte che lavora con la sua presenza,  caratteristica fondamentale delle sue performance. Il suo nome è Marina e, per identificarla, non c’è bisogno di dire altro. Continua a leggere

Nozze di sangue.

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CocoRosie, Child Bride.

Ora è tutto pronto. Sono stata preparata e vestita. Ad ogni minimo movimento i braccialetti che mi sono stati messi al polso suonano in modo armonioso. Almeno quelli hanno un suono, alla mia voce invece non è concesso averne.  L’atmosfera è colorata e di festa, ma se dovessi pensare ad un colore con cui descrivere questo momento probabilmente sceglierei il color ghiaccio: mi sento come intrappolata dentro ad un cubetto, dal cui interno vedo ciò che mi circonda. Tutto è appannato, sfuocato e sbiadito. Urlo, ma nessuno mi sente; neanche mio padre. Continua a leggere